Rivista bimestrale di cultura e costume Registrazione presso il Tribunale di Roma nr. 170/2012 dell'11/06/2012

I titoli di coda di una vita insieme

di Diego De Silva

Recensione di Paolo Maragoni

 

Quando si vive accanto alla stessa persona per tanti anni, si impara a riconoscere il suo passo, il verso col quale chiama il gatto, l’odore nelle stanze, il modo in cui sbuffa davanti alla moka che impiega tempo a salire. Eppure, Diego De Silva, nel suo romanzo I titoli di coda di una vita insieme, riesce a rammentarci che la vera natura di chi abbiamo accanto rimane spesso un enigma. Ci si ama, ci si odia, ma il conoscersi davvero? Sembra un lusso riservato a pochi, o forse a nessuno.

“L’amore non è una storia, ma due.”

Quelle di Fosco e Alice, personaggi del romanzo, sono una danza storta di due anime che, dopo anni di matrimonio, si ritrovano a guardarsi da sponde opposte. Lui, scrittore riflessivo e disilluso, sogna una separazione che non faccia rumore, quasi fosse un addio tra gentiluomini. Lei, oncologa diretta e passionale, pretende invece il pathos di una chiusura drammatica, perché un grande amore, secondo Alice, merita ferite all’altezza dei sentimenti che lo hanno nutrito.

L’autore alterna le voci dei protagonisti, creando un gioco di specchi dove ciò che appare è solo una parte della verità. Ed è qui che emerge uno dei temi più universali contenuti nel romanzo: l’incomunicabilità. Fosco e Alice non parlano mai davvero la stessa lingua, anche se vivono sotto lo stesso tetto, condividendo un figlio, e caffettiere, bollette e silenzi.

“Quando regna la calma e tra le pareti ristagna quella pace insapore, esangue, inoffensiva, duratura, che ha un odore (lo senti nelle narici appena rientri a casa, impregna i mobili, è una condensa); quando niente più ti disturba perché niente più ti tocca, e non c’è più fastidio reciproco, tu qui, lei pure, e siete gentili l’una con l’altro finanche premurosi a volte, è allora che è finita.”

Con una scrittura precisa e tagliente, ironica e malinconica, De Silva ci accompagna attraverso le contraddizioni di un amore giunto al capolinea, lasciandoci una domanda semplice e spietata: quanto conosciamo davvero chi abbiamo accanto? E quanto, invece, scegliamo di non vedere, perché la verità sarebbe troppo ingombrante?

Il romanzo non si limita a raccontare la fine di un matrimonio: attraverso le riflessioni di Fosco e Alice, esploriamo anche le dinamiche del risentimento e della memoria selettiva. Ogni ricordo condiviso diventa moneta di scambio in una battaglia di recriminazioni, dove il passato viene riletto e riscritto per giustificare il presente. Fosco tende a sublimare il dolore con l’ironia, Alice lo affronta con una lucidità quasi chirurgica. Questo contrasto rende il loro rapporto non solo credibile, ma profondamente umano, gentile nonostante tutto.

L’opera ha la capacità di miscelare tragico e comico. I dialoghi, spesso intrisi di sarcasmo, riescono a strappare un sorriso anche nei momenti più cupi, ricordandoci che l’amore, seppur materia complessa, non è privo di leggerezza. L’autore, da buon scrittore qual è, ci restituisce personaggi imperfetti, che si muovono in una zona grigia fatta di errori e tentativi falliti, ma anche di piccoli momenti di autentica bellezza.

Il buon sapore, affatto scontato, di questo libro, è che pur facendoti immedesimare, e magari rivivere, traumi legati a lutti amorosi, ti lascia una verità: il saper disinnescare, acquisito da chiunque con un po’ di esperienza, intelligenza e, direi, saggezza. Un problema, una sofferenza, non si risolvono, si possono solo superare. Non vanno capiti ma vissuti, attraversati per poi uscirne velocemente, accogliendo le emozioni per quello che sono, lasciando che vivano in tutta la loro intensità senza però precipitarci dentro.

La fine di una storia ha a che vedere con il lutto, certo, ma non così macabro, nonostante ti costringa a fare una salto nel passato per rivivere momenti, case e cose perdute nel tempo, persone e animali che abbiamo amato, perduto, tradito, come racconta De Silva.

I titoli di coda di una vita insieme è un libro che sa essere nostalgico e ironico, crudele e umano. Una lettura che invita a riflettere sulla fragilità delle relazioni, ma anche sulla loro bellezza imperfetta e, spesso, incompresa. Perché, in fondo, siamo tutti un po’ come Fosco e Alice: artigiani maldestri dell’amore, incapaci di leggere l’altro fino in fondo, ma sempre pronti a provarci, almeno fino all’ultimo titolo di coda:

“La verità è che non c’è senso nella fine di un amore. Come nell’inizio, del resto.”