di Francesca Pacini
La lingua oggi specchia esattamente la mancanza di bellezza espressa dalla società.
H24, ma anche no, attenzionare …perché?
Perché fare della lingua uno strumento che suona male, quando invece possiamo trovare le note più belle.
Lo ricordo sempre agli allievi.
Pensate alla lingua come fosse musica.
Ascoltatela, vivetela, non relegatela in spazi angusti.
Leggete ad alta voce, e domandatevi: “C’è armonia? C’è bellezza?”
Lo spartito è vivente, ed è fatto di parole, parole che sono note.
Tendiamo oggi a rendere tutto sintetico, abituati come siamo a usare i social e a fermarci a letture superficiali che influenzano il nostro modo di esprimerci.
La lingua cambia, accoglie nuove parole, ma non siamo obbligati ad accettarle, se sono brutte.
E ricordatevi sempre che il nazionalismo linguistico non è sempre un bene, come per i francesi, ma va osservato di volta in volta. Invece di slot, riservatevi spazi.
Imparate ad ascoltare le parole, le frasi. E a dire “no”, non “ma anche no”.
Ne sono certa? Sì. Senza assolutamente. Perché un sì è ancora un sì.
