di Sabrina Sandroni
Dora Bulart è una gallerista d’eccezione. Per lei l’arte è tutto. Si tratta non solo di un lavoro, ma di un vero e proprio modo di percepire la vita, sospesa fra passato e contemporaneità. L’abbiamo intervistata.
A Pergine Valsugana, una cittadina in provincia di Trento, può capitare, camminando, di ritrovarsi in una “Via Larga”, che si estende per circa 600 metri nella parte vecchia della piccola città. Può succedere solo per caso, perché non è una via trafficata da pedoni o auto. È una via silenziosa e dimessa, da cui si ha l’impressione di percepire ancora voci lontane e antiche che provengono dalla pietra dei palazzi di foggia rinascimentale. Stemmi di nobili famiglie incisi sulle chiavi di volta, portali con merlature e affreschi, accompagnano il visitatore improvvisato. Ma a metà della via, contenuta e quasi protetta dagli eleganti palazzi dal fascino decadente, ci si imbatte nella Galleria Contempo, di Dora Bulart, inaugurata sette anni fa. Una stanza di vetro, cuore della galleria e finestra sulla città, mostra opere d’arte contemporanea, che dialogano con l’esterno, creando un piacevole ed armonico connubio tra antico e moderno.
Dora, come si definirebbe?
Sono gallerista, critica d’arte e curatrice. Opero tra Italia, Belgio e Bulgaria, dove sono nata. Il mio nome, Dora Bulart, è un nome d’arte, legato alla mia galleria Bulart a Varna, è un acronimo di Bulgarian Art. Invece, il nome della mia Galleria Contempo a Pergine è indicativo del mio desiderio di non perdere mai il senso del tempo, di vivere solo in tempo reale. In Art We trust è il mio credo.
Cosa porta con sé del suo Paese e quali differenze ci sono rispetto all’arte in Italia?
Porto il mio accento esotico, quando parlo italiano (ride). Della cultura bulgara non si conosce quasi nulla ma mi porto dentro e fuori “piccole luci che brillano”, come i successi dello scrittore bulgaro Georgi Gospodinov, i cui libri sono stati tradotti in italiano (Casa editrice Voland) e i famosi cantanti lirici Nikolay Gjairov, Raina Kabaivanska, Boris Christoff, Ghena Dimitrova o il grande artista di land art Christo Javašhev. Per quanto riguarda l’arte, in Bulgaria il sistema si sta ancora formando sui principi della libera economia ma per ora non possiamo parlare di un mercato reale e libero. Invece, in Italia il sistema dell’arte è in una fase di trasformazione, sta diventando un sistema istituzionale, in cui il denaro pubblico “fa da apripista”. Questa tendenza, a parer mio, ha un impatto negativo sul mercato libero. E, ma questo sta avvenendo in tutto il mondo occidentale, si registra un’invasione delle tecnologie avanzate e una prevalenza della linea decorativa nell’arte, che attribuisce sempre più valore alla forma e il rifiuto del contenuto.
Ci racconti qualcosa della sua famiglia
Non c’è niente di sensazionale. Sono nata nel “Paese delle rose”, in Bulgaria, a Varna, la perla del Mar Nero, una città di 500 mila persone, nota per la sua storia secolare e la sabbia del mare finissima, di colore oro. Mio padre era un ingegnere ed inventore, mia madre una dottoressa. Mia sorella era una bravissima artista, se ne è andata troppo giovane, un anno dopo il simposio a Pergine, dove al Parco Tre Castagni si trova la sua ultima scultura in pietra. Amo leggere, la musica americana jazz e blues, scrivo, amo il suono del pianoforte, cammino molto, amo l’Italia e la sua cultura e ho un debole per le Dolomiti di Brenta. Parlo molto dell’arte e mi interesso di temi legati alla memoria, all’identità, all’uomo futuro, che spesso sono la base concettuale dei progetti proposti dalla Galleria Contempo e dagli artisti della galleria, come Paolo Vivian, Annamaria Gelmi, Matthias Sieff, Annalisa Filippi, Irena Paskali (Germania), Olga Georgieva (Austria), Anton Israel (Belgio), Ivaylo Hristov (Bulgaria), Nadia Tamanini, Mattia Cozzio, Angelo Demitri Morandini, Marco Demis etc.
Da dove nasce il suo amore per l’arte?
Viene dalla mia famiglia, che ha una matrice creativa e ora non posso vivere senza l’arte. Il mio primo amore è stato Van Gogh. Avevo 12 anni quando ho letto la sua biografia e le lettere a suo fratello Theo. Rimasi ipnotizzata dalla sua umiltà, saggezza e fede. Più tardi, ho conosciuto la pittura di Rothko. Quando ero molto giovane lessi Wassili Kandinskij, che mi forgiò sul concetto di spiritualità nell’arte. Sono stata fortunata a leggere per primo Kandinskij, piuttosto che Theodor Adorno, il quale dice che l’arte è morta (ride). La letteratura, la musica, l’architettura, la poesia, mi interessano, perché sono discipline che convivono in piena armonia con l’arte visuale moderna e contemporanea.
Cosa ha significato per lei lasciare il suo Paese?
Il cambiamento nella vita è importante per crescere, per uscire dalla propria zona di comfort, è uno strumento efficace per conoscere se stessi e i propri limiti ed osservare il mondo da una prospettiva diversa, completamente nuova. Per me, il movimento è particolarmente importante, ho un’anima nomade. Non ho paura di partire, di ridimensionarmi, di cambiare. Non soffro di nostalgia e non dimentico nulla, perché in me passato e presente convivono.
Che cosa l’ha spinta ad aprire una galleria a Pergine Valsugana?
Ho conosciuto Pergine Valsugana nel 2007, quando ho accompagnato mia sorella Raya Georgieva al simposio di scultura, “Memoria dell’Amnesia”, al Parco Tre Castagni. In quell’occasione ho incontrato gli artisti perginesi e trentini e da allora sto collaborando con Paolo Vivian, rappresentato dalla mia Galleria Bulart a Varna, in Bulgaria e qui in Italia dalla Contempo; in seguito, ho conosciuto e lavorato con Mario Romano Ricci, Luciano Civettini, Tatiana Festi, Stefano Cagol. Ho curato bellissime mostre in Trentino. Pergine non era per me una realtà sconosciuta, rappresentava, piuttosto, una scelta sensata. È la terza città più popolosa in Trentino. È antica, bella e tranquilla, romantica e ricca di risorse socio-culturali. Mancava solo una galleria d’arte contemporanea. Il pubblico ha risposto in modo molto entusiasta, curioso e attivo, alle mie iniziative.
La Galleria Contempo è un polo di incontro tra artisti, giornalistici, politici, scrittori, amanti dell’arte e gente curiosa. Quali attività svolge per tenere assieme tutta questa congerie di persone?
La concezione che ho di una galleria d’arte è di un’istituzione culturale, con un programma annuale, una cerchia di artisti che offrono un messaggio socio-culturale. Il lavoro della mia galleria si basa sulla correlazione Memoria-Spazio-Tempo. Nel nostro programma domina l’arte contemporanea ma ci sono anche performance ed eventi dedicati alla letteratura contemporanea. La galleria Contempo non è un semplice negozio d’arte ma un organismo culturale, olistico e vivace, che si nutre del dialogo tra l’arte e il pubblico, sempre alla ricerca della propria Arcadia.
Oggi si sta riscoprendo un’arte cosiddetta femminile, che cosa ne pensa?
Non esiste un’arte femminile, è un mito di propaganda. I soggetti dell’arte non hanno un carattere biologico ma filosofico. E da lì arrivano le differenze. Il resto, fa parte del mestiere, c’è chi è capace e chi non lo è. Non c’entra il genere ma c’entrano la dedizione e la passione.
Secondo lei l’arte contemporanea oggi ha un valore educativo o solo estetico?
In generale, oggi l’arte contemporanea è diventata un po’ un oggetto per arredare gli spazi ma per fortuna ci sono ancora ribelli tra gli artisti, critici, galleristi e collezionisti, per i quali il contenuto ha un grande valore. Per quanto riguarda il valore educativo dell’arte contemporanea, non saprei. Suona un po’ pesante vederla così, perché l’arte ha un potere interiore di risvegliare, di aprire nuovi orizzonti, di trasformare, di fare rivoluzioni. Chi è artista, esercita una professione importantissima. Ha una missione di grande valore e responsabilità.
E allora come si educa lo spettatore a comprendere i significati dell’arte contemporanea, a volte un po’ incomprensibili ad un occhio non esperto?
La prima fase è a casa, dipende dalla famiglia e dalla sua cultura, poi arriva il dovere dello Stato, a partire dalla scuola dell’infanzia, gli anni più importanti, fino all’università. Purtroppo, in Italia, come in tutto il resto del mondo, si sta riducendo il tempo dedicato all’arte e-o alla musica. L’educazione e la creazione artistica sono importanti per lo sviluppo del cervello e la creazione di nuove connessioni tra i neuroni. Ci sono prove scientifiche a riguardo.
Lei si trova in una delle vie più antiche di Pergine. Che cosa direbbe a degli ignari passanti che scoprissero per caso la sua Galleria?
Direi che hanno l’onore di trovarsi nell’antica Contrada Taliana, dove il tempo si è fermato per evocare luoghi carichi di storia e di memoria ma anche uno spazio per l’uomo futuro, la Galleria Contempo.
Galleria Contempo – Pergine Valsugana (Tn)

